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Una Nota di Giovanni Nesi
Capita che la vita ci metta davanti a strade tortuose: non sappiamo dove condurranno, di solito sono in salita, sconnesse, percorrerle è faticoso, ma a volte ai bordi della carreggiata crescono i fiori.
La mia strada tortuosa si chiama Distonia Focale. Questa malattia neurologica ha colpito la mia mano destra: le dita non rispondono più ai comandi del cervello, e compiere movimenti complicati di coordinazione diventa impossibile. Mi sono curato a Barcellona e a New York grazie al Fresco Parkinson Institute, ottenendo un recupero non totale che mi ha consentito di riprendere a suonare con due mani. Per ora ne godono i miei allievi al Conservatorio di Livorno.
Come dicevo, anche se il tragitto è accidentato, a volte ai lati della strada sbocciano viole, papaveri e gigli. Il repertorio per sola mano sinistra è infatti ricco e variegato, nel corso dei secoli tanti compositori hanno scritto per questa affascinante e virtuosistica maniera di suonare il pianoforte, e si contano più di mille lavori.
Il programma che ho pensato per Messina dedica tutta la prima parte a Bach, che guida il nostro cammino come la più luminosa delle stelle. Il Preludio, le Gavotte e la Giga dalla sesta Suite, scritta per violoncello a cinque corde, e la Ciaccona dalla seconda Partita per violino, nella trascrizione che Johannes Brahms donó a una Clara Schumann alle prese con la tendinite, sono musiche originariamente non scritte per il pianoforte, ma la grandezza di Bach consente spesso queste trasposizioni. Gli esempi sono innumerevoli, tra gli altri Mozart, Busoni, Liszt, Rachmaninov con opere nate per cembalo, organo, violino, orchestra, che ormai sono da decine di anni parte del repertorio pianistico.
Dopo l'intervallo, un altro Preludio, stavolta di Scriabin e seguito da un Notturno, frutto di un problema fisico in cui in questo caso il compositore stesso era incappato, e ancora un Preludio, una Bourrée e una Giga, ma di tutt'altra epoca e area geografica, perché scritti nel 1912 da Camille Saint-Saëns, su ispirazione bachiana, con dedica alla pianista Caroline Montigny-Rémaury de Serres infortunata.
Chiudono il programma due omaggi operistici: il primo a Puccini, una trascrizione del Coro a bocca Chiusa ad opera di Paul Wittgenstein, pianista fratello del filosofo Ludwig, che perse il braccio destro durante la prima guerra mondiale, e che ebbe una sfavillante carriera con la sola mano sinistra, tanto che persino Ravel e Prokofiev, tra gli altri, scrissero per lui; il secondo a Verdi, di cui ricorrono i 125 anni dalla morte, con una funambolica Parafrasi sul Miserere dal Trovatore, composta nella seconda metà dell'Ottocento da Georges Pfeiffer che ben ci ricorda i versi di D'Annunzio, oggi riportati sulla tomba del grande compositore, a Milano, nella casa di cura per musicisti che lui stesso volle: "Pianse ed amò per tutti".
Oltre ad ammirare questi fiori colorati e preziosi durante la nostra ora di Musica insieme, mi auguro che i germogli ci daranno anche qualche frutto che potremo portarci via. Le arti, la Musica e la Bellezza hanno il potere di stimolare riflessioni e di risvegliare energie sopite o addirittura sconosciute.
Magari mentre torneremo a casa fischiettando le melodie stupende che abbiamo appena ascoltato, ripenseremo alle parole di Albert Camus: "Nel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate".
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